Alto’s Adventure: Gameplay evocativo.

Titolo: Alto’s Adventure.
Piattaforma: Iphone. Ipad
Genere: A Discesa infinita.

Esistono giochi che possono stupire con poco e riuscirlo a farlo nel 2015 non è una cosa da poco. Alto’s Adventure è quella App che non si può giudicare da qualche filmato oppure commentando i screenshot:”Eppure a me sembra solo un clone di Ski Safari!”.
E’ vero dal gioco della Defiant Development eredita la discesa interminabile di una montagna infinita ed è vero che ne prende in prestito i comandi (con lo schermo touch non ci sono molte possibilità in questo contesto), dove serve solo toccare lo schermo per saltare e fare loop. Cosi come è altrettanto vero che dopo le somiglianze finiscono e il gioco scivola via verso una direzione diversa.
Molto diversa.
Non è una gara a tempo oppure una corsa al punteggio più elevato; Alto’s Adventure è forse il primo titolo che ho provato dove il giocatore può rilassarsi o provare a diventarlo. La frenesia di Ski Safari è lontanissima, non ci sono valanghe che ci inseguono o yeti da cavalcare; affrontiamo una evocativa discesa in snowbord su ambienti incontaminati e distensivi, scortati da piacevoli note al pianoforte che non raggiungono mai tonalità acute. Persino il testo vuole invitarci alla calma e alla riflessione e quando il personaggio si schianta nella neve, compare una incoraggiante frase:”Sarà per la prossima volta!” senza punirci verbalmente come altri giochi, che fanno del fallimento una provocazione per usufruire dello shop a pagamento.

Ho provato qualcosa di nuovo a immergermi negli ambienti suggestivi di questo titolo, che non sono stati creati con un motore grafico di ultima generazione tipo l’Unreal Engine Raga Quanto Sono Cazzuto!, l’ecosistema del gioco rasenta la perfezione di una composizione di sagome controluce dai semplici profili e figure minimali che scivolano serenamente tra il giorno e la notte, come scorre via un paesaggio alpini dai finestrini di un’auto.
Anche se la giocabilità possiede un significato che rientra comunque nello standard di intrattenimento, giocare e rigiocare Alto’s Adventure può scatenare emozioni di ogni tipo, diverse in ognuno di noi; malinconia, armonia, gioia, serenità, spensieratezza, gloria, ludovico.
Volete provare a scoprire la vostra? Il prezzo del biglietto è di due euro.
Buona discesa.

Anche gli Avenger mangiano fagioli.

Il Cinema, esattamente come tante altre cose nel mondo, è ciclico.
La sua normale evoluzione influenzata dal progresso e dalla quotidianità è una macchina che corre su un circuito ovale, senza un apparente traguardo. I Cinecomics sono diventati un buon espediente per portare spettatori al cinema, anche persone che non hanno mai aperto un fumetto. Questo trend che sta imbottendo il botteghino non è niente di nuovo ed è già successo in passato. E non mi sto riferendo agli eroi in calzamaglia.
Guardando il nuovo film dei Vendicatori mi è nato un pensiero che inizialmente ho allontanato, perché mi stava distraendo dalla visione, però ho ritrovato dopo l’ultima scena finale dopo la scena finale, anticipata prima dei titoli di coda per quelle persone che hanno fretta di uscire dal cinema.
I combattimenti spettacolari e le risse contro centinaia di esoscheletri controllati da una intelligenza artificiale non sono altro che una evoluzione di un filone che andava per la maggiore qualche decennio fa e che molti guardano ancora con piacere, quando ciclicamente passano nei soliti canali televisivi:
Che siano eroi in calzamaglia, dentro un’armatura lucente o un Dio immortale non importa, sono protagonisti nati per piacere al pubblico, con un loro lato oscuro e un loro chiaro che prevale nonostante i problemi che quotidianamente li affliggono, diventano eroi come lo sono stati Terence Hill e Bud Spencer. Non importa se devono difendere la terra da alieni o salvare i bambini del villaggio dalla schiavitù, le loro azioni sono rette e votate interamente al bene finiscono con l’immancabile lieto fine.
Cambiano i nemici, cambiano i protagonisti però i pugni sono sempre quelli, gli scontri con i supereroi sono risse che inscenano una battaglia volutamente grottesca e bizzarra, esattamente come nei film di Bud e Terence. Gli effetti speciali servono a dare un motivo in più per vederle in un multisala.

Il pubblico non si accontenta più di un pugno in testa dato a un bersaglio fermo o di qualche cazzotto tra persone, ecco quindi che la rissa non è relegata in una stanza, in un parco; travolge in città, diventa globale, coinvolge degli ignari passanti che diventano vittime e testimoni di difensori che per salvare il mondo, devastano un quartiere della loro città.
Se qualcuno potrà obiettare che i film di Spencer e Hill sono genuini, aggiungo scrivendo che di autentico nel cinema c’è veramente poco, i loro pugni erano finti esattamente come è finta la CGI dei Marvel movie. E’ un opera di intrattenimento che deve raccontare una storia ed esattamente come qualsiasi altro film, si usano espedienti artefatti per farcela comprendere.
Il cinema ha sempre avuto bisogno di protagonisti; cambiano in ogni epoca e cambieranno ancora finché il cinema vivrà.
Si spera il più a lungo possibile.

Seguirà probabile recensione di:”Chissa perchè…capitano tutti agli Avenger”.

il Robot Chappie.

chappie

Con questa azione arrivo alla sesta stagione, del serial: “Vado al cinema perchè dal trailer sembra bello” questa volta è il turno del nuovo film di Neil Blomkamp, convertito in italiano con un altro titolo inglese:”Humandroid”. Suona molto sinistro e fantascientifico, anche se di fantascientifico ha veramente poco. Questa sarà una “quasi” recensione con spoliers però non vi preoccupate, non saranno questi a rovinarvi la visione del film, se avete intenzione di andarlo a vedere.

In un futuro che può essere tranquillamente contemporaneo, nella città di Johannesburg sono messi veramente male con la criminalità; le persone non possono andare a prendere un caffè che vengono rapinati e, una volta entrati nel bar, il prezzo del caffè è una rapina. Le scuole non sono sicure, gli asili neanche però perchè ci sono dei bambini pestiferi, mia per altro. Le banche sono un continuo bersaglio da parte dei rapinatori, le armi e la droga sono diffuse in quantità spaventosa e c’è ancora qualcuno che da la colpa ai videogiochi. Per migliorare questo panorama idilliaco, il comando di polizia adotta una squadra di robot, chiamati Scout, programmati come soldati per sparare, arrestare i criminali e proteggere i cittadini. Il tasso di criminalità si abbassa di qualche punto percentuale nel giro di qualche mese, anche grazie alla rimozione di tutte le copie di GTA9.
Dietro la diffusione dei robot c’è la Tetravaal, azienda corteggiata dalla borsa e con all’attivo un migliaio di personale fancazzista. L’ingegnere e ideatore degli Scout: Deon WIlson è talmente soddisfatto dei robot che ha progettato che sta ideando, per conto proprio, una intelligenza artificiale superiore in grado di rendere senzienti le macchine.
La realizzazione di questo miracolo viene mostrata in una sequenza, dove il programmatore sudaticcio si divincola tra algoritmi complessi, impreca contro caratteri in ascii sparpagliati sullo schermo e passa tutta la notte in una serrata lotta greco romana con la tastiera. Spunta il sole il mattino e Deon ha finalmente l’algoritmo della coscienza quindi lo trasferisce su una chiavetta da 2 giga, senza avere il tempo di brevettarla e prendere quindi i diritti su tutte le coscienze del mondo.
Dopo un diverbio sui diritti dei Robot con la Ceo della Tetravaal Michelle Bradley (interpretata dal’ex nemico degli Alien; Sigourney Weaver), Deon preleva uno Scout danneggiato, lo carica nel camion e parte verso casa. Nel tragitto viene intercettato da due criminali che lo rapiscono e lo portano incosciente nel loro covo segreto.

Non serve neanche truccarli, sono perfetti cosi nel ruolo di Gangstar

La coppia di criminali (interpretata dai rapper Africani: Die Antwoord di cui, casualmente, hanno qualche loro pezzo nella sountrack) trova nel camion la carcassa dello Scout e minacciano Deon di accenderlo per farsi aiutare a commettere crimini e a “tirare su la grana” che serve loro per pagare un debito con un altro gangstar, più tamarro di loro. Classico problema per chi lavora nel ramo delle rapine. L’ingegnere dice loro che questo Scout, una volta acceso, sarà completamente diverso e sarà dotato di una coscienza. Con una pistola puntata sulla tempia Deon assembla l’automa e gli trasferisce la coscienza, non un software che la simula, attenzione, qui stiamo parlando di una coscienza vera, roba tipo la Genesi. Una volta acceso lo Scout, da un occhiata in giro e, impaurito dalle persone, si nasconde sotto il tavolo.
parla!

“E’ come un bambino appena nato; bisogna insegnargli tutto, anche a parlare” – commenta Deon. Troppo facile dotarlo della parola al primo avvio, dai è più bello cosi; il robot potrà avere il piacere di imparare qualcosa di nuovo e lo spettatore il pregio di rompersi i coglioni. Una gioia immotivata scaturisce dai presenti quando l’automa inizia a parlare per la prima volta e si comportano come se vedessero il loro figlio pronunciare le prime parole. Come può ispirare tenerezza un robot corazzato di titanio, con due LCD al posto degli occhi e un aspetto decisamente bellico?

Questo è un robot carino e affettuoso.

I successivi minuti di pellicola donano quell’imbarazzo che non dovrebbe essere presenza in certe pellicole, specialmente quelle fantascientifiche. Dopo avergli dato un nome del cazzo:”Chappie” la coppia di Gangsta custodisce il robot come se un figlio e lo educano per comportarsi da criminale, crescendolo in una atmosfera violenta e rendendolo un’automa dalle movenze e dal linguaggio da criminale di strada; bella fratello sei troppo cazzuto, dammi un cinque senza spaccarmi la mano.
La notte prima di addormentarsi, però al robot gli viene raccontate la favola della Pecorella Nera.

Non pensate sia veramente carino! oh che tenerezza!

Un robot Scout impegnato a sedare una rivolta per l’aumento del prezzo del gratta e vinci.

Nel frattempo Vincent Moore, capo ingegnere di un progetto di protezione, in concorrenza con gli Scout, che però implementa l’utilizzo del Moose; Robot ingombranti e chiaramente vetusti, viene a conoscenza del piano di Deon e dell’inconveniente con la coppia di criminali e in un momento di distrazione preleva da Chappie la chiave di accesso per la rete degli Scout.
Purtroppo per lui nessun corpo di polizia vuole finanziare la sua creatura, con il rischio di un probabile licenziamento, progetta di sabotare i robot concorrenti per dare una possibilità al suo Moose. Lavora nello stesso ufficio di Deon e in fin dei conti sarebbe come se negli uffici della Apple lavorasse l’ingegnere che progetta il mangiadischi assieme all’ingegnere degli Ipod e che non vede l’ora di levarlo di mezzo, per diffondere nel mondo la musica a testina con fruscio.
Comunque Vincent riesce a entrare nel sistema degli Scout infettandoli con un malware e spegnendoli in sincronia. Non appena i poliziotti meccanici si disattivano, il panico scende nelle città e ha inizio la sagra della mitraglietta; urla e sparatorie in città che i poliziotti non riescono a contenere. La situazione precipita quando una telecamera riprende Chappie che compie una rapina su un vagonetto blindato. Per far riprendere credito alla Tetravaal, Michelle da l’ordine a Vincent di sterminare l’automa trasmettendo al pubblico un discutibile esempio di alta strategia manageriale.

Minchia oh spacco di brutto!

Bella raga, potere binario!

Vincent che somiglia molto a Wolverine anche perchè è interpretato dallo stesso attore, si siede sulla plancia di comando e attiva il Moose con una cloche, nonostante il sistema è gestito interamente con comandi celebrali. L’enorme e inutile robot raggiunge l’ubicazione del covo segreto degli Antwoord, che sembra che conoscano tutti, e inizia a sparare a cazzo. Terminato l’effetto sorpresa il Moose inizia a avere qualche problema con i bersagli; dei perfetti stronzi a torso nudo dotati di una mira di merda, pensate l’affidabilità di questa macchina.
Nel frattempo Deon viene ferito colpito da una pallottola e dopo aver fatto esplodere il Moose, Chappie lo porta via guidando la camionetta senza spiegare quando e come ha imparato a guidare. Arrivati negli uffici della Tetravaal l’automa prende a pugni e calci Vincent che, senza il suo fattore di guarigione, collassa a terra dolorante. Quindi entra nei magazzini di dominio pubblico e il suo creatore ferito sul lettino e gli trasferisce la sua coscienza su un altro Scout, prima che il suo corpo muoia.
“Non potevi portarmi in ospedale?” – domanda l’ingegnere nella sua forma da robot.
“Non ci avevo pensato” – Risponde Chappie grattandosi il mento di titanio.
Prima della scritta Fine la trama subisce un epilogo inaspettato che comunque non è meglio delle stronzate incluse nella storia. E io che pensavo di vedere un omaggio a questo classico:
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Chappie o Humandroid, chiamatelo come volete, è una commedia mascherato da sci-fi adatto al quel genere di pubblico che gli basta qualche parolaccia per divertirsi. Lo spettatore rimarrà smarrito durante il corso della proiezione senza trovare un centro stabile in cui rimane in equilibrio questo traballante esempio di indecisione cinematografica.

Voto: 

Le Favole 2.0

Una favola classica, di quelle che iniziano ancora con:”C’era una volta…” può funzionare in questo pazzo e tecnofilo mondo civilizzato di oggi?
Sicuramente andrebbe rivista e aggiornata con alcuni particolari che la avvicinano alle nuove generazioni, non più ingenue come quelle per cui sono state originariamente scritte le favole. Gli epiloghi sarebbero bizzarri e il finale imprevedibile.

Prendendo una favola a caso, immaginiamo un entusiasta e moderno Peter Pan che entra in casa della famiglia Darling nell’anno del signore 2015.

Vola dentro passando dalla finestra per cercare la sua ombra e senza essere visto plana nella camera dei ragazzi che non si accorgono minimamente della sua presenza; Gianni e Michele cercano di vedere qualche zinna su Omegle, visto che i genitori sono andati a giocare con i videopoker giù al bar, mentre Wendy, la figlia più grande, chatta con le amiche di ragazzi e mette le sue foto del suo cane su Facebook, commentandole con tanti ♥♥♥♥ e tante faccine buffe.
Peter, con i pugni sui fianchi, si presenta con un saluto entusiasta:”Heilà! Salve sono peter pan!”
Wendy che in quel momento aspettava di essere taggata si gira vedendo il ragazzo vestito di verde lievitare assieme a Campanellino e mette mano immediatamente al cellulare, fotografando il fenomeno.
“Wow che figata! chissà quanti Like mi daranno per questa foto!” e non fa in tempo a dirlo che l’immagine viene caricata sul portale.
“Sono qui perché cerco la mia ombra!” – Esclama il ragazzo eterno.
“Hai cercato su Google?” – risponde svogliatamente Michele.
“L’ho venduta su Ebay, però non sono riuscita a spedirla perché usciva sempre via dalla scatola” – Confessa Gianni.
“Perbacco! Dai, non importa! Andiamo assieme all’isola che non c’è che ci divertiremo un sacco!” – Strepita Pan.
“Si ma in questa Isola, c’è Internet?” – domanda Gianni.
“No, però non si va a scuola!” – ribatte Peter.
“Cazzomene, io a scuola gioco a candy crush sul cellulare” – Dice il più giovani dei due alzando una mano.
“Ci sono fiumi, laghi, foreste e tanti altri bambini con cui divertirsi e socializzare!” – La descrizione di Peter non sembra scalfire l’animo annoiato dei ragazzi.
“Possiamo fare i campionati a Fifa sulla Playstation?” – Domanda Michele.
“Mi spiace non abbiamo la corrente e non ci sono televisori o altro..”
“Si ma che posto di merda!” – Esclamano all’unisono Gianni e Michele.
“Allora voi due state a casa, tu Wendy vuoi venire con me?”
“E come ci andiamo?” – La ragazza sembra interessata.
Peter estrae un sacchetto dalla tasca e ne spiega il contenuto:”Questa è una polvere magica che è in grado di farti volare…”
Wendy estrae un sacchetto dal comodino tenuto nascosto con un espediente rudimentale però efficace, dove all’interno c’è una sostanza verde molliccia:”Anche io ho della roba buona, proviamola assieme!”
Peter si guarda in giro scoraggiato e prova l’ultima carta per persuadere i bambini a seguirlo:”Non vi interessa rimanere bambini in eterno? Divertirsi e giocare per l’eternità?”
“Bravo lui, cosi non cresciamo e ci perdiamo il sesso, bella cazzata che hai detto.”
Scende un breve silenzio in cui Peter e campanellino ne approfittano per scappare dalla finestra, e allontanarsi da quel mondo in cui gli adulti, in fin dei conti, sono più bambini dei bambini.

Fine.

 

Notizia del Giorno.

Brutta esperienza per Antonio Raramazzo un forgiatore di armature di Asti che ieri pomeriggio, assieme alla sua moglie ha voluto provare l’esperienza di mangiare in un ristorante cinese. L’uomo, dopo aver consumato alcuni pasti per lui del tutto nuovi e senza aver compreso pienamente il menù scritto con indecifrabili ideogrammi, ha accusato alcuni dolori al petto e si è accasciato a terra urlando qualcosa in un idioma incomprensibile, che si suppone sia Giapponese.
Dopo alcuni minuti di dolori lancinanti, davanti a degli esterrefatti testimoni impegnati a mangiare gamberetti e spaghetti di riso, il Signor Raramazzo si è trasformato in Ultraman.
Il panico scaturito è stato incontenibile con un fuggi fuggi generale della clientela che tentava di raggiungere l’uscita di sicurezza, mentre l’intero locale iniziava a crollare viste le dimensioni crescenti dell’uomo.
Una volta raggiunta la spaventosa altezza di quaranta metri, Raramazzo diventato Ultraman ha compiuto alcune capriole in volo demolendo due palazzi in Via Tiziano Ferro 3 ed è saltato sopra alcune case popolari di Piazza Casablanca, riducendole in polvere.
gameretto vs ultrraman
Con due potenti falcate ha poi raggiunto le alture ingaggiando un combattimento con un enorme gamberetto cotto al vapore, dopo averlo sconfitto con un pugno nello sterno, solamente in tarda serata, si è seduto sopra il Monte Galletto per prendere fiato. Le autorità avevano volontà di arrestarlo e condurlo al centro penitenziario più vicino, però non sono state trovate delle manette adeguate alla misura di Ultraman, cosi si è deciso di confinarlo nell’entroterra, in attesa di una decisione del giudice.
L’uomo in una intervista ha esclamato:”今後だけピザ!, mentre la moglie non vede l’ora di passare la notte in intimità con il suo nuovo marito dalle forme ingigantite.

Questa esperienza ci insegna che bisogna sempre essere prudenti verso il cibo che non conosciamo e che è sempre meglio informarsi preventivamente su quello che andremo a mettere sotto i denti.

Gli Acchiappamiti.

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Sigla iniziale dove vengono esplosi mortaretti da persone che si divertono un mondo a far saltare in aria cassonetti, auto e manichini di Ciao Ciao, quindi appare il titolo della trasmissione: Gli Acchiappamiti
Il presentatore compare dopo che la telecamera ha fatto un giro sulle montagne russe:”Salve e benvenuti in questa nuova puntata di Acchiappamiti! Oggi cercheremo di sfatare un mito che molti di voi hanno richiesto mandandoci centimigliaia di email! Vediamolo in questo filmato”
Parte un film dove un uomo impugna un’arma che carica velocemente e fa fuoco contro un nano che imbraccia un Kalashnikov più grosso di lui, un fiotto di sangue finto esce dal petto del piccolo uomo e cade a terra senza farsi male.
“In questa scena cosa c’è di vero e cosa di finto? finalmente conosceremo tutta la verità che nascondono le armi da fuoco!. Con noi abbiamo il Colonnello dei Carabinieri Alfonso Guarullo, salve”
Arriva un uomo alto due metri con la divisa perfettamente in ordine “Buongiorno a lei”
“Alfonso come potrà aiutarci in questa impresa?”
“Dunque, sono qui in veste di supervisore per monitorare la situazione affinché la balistica innescata non arrechi danno a cose e persone”
“Certo, noi di Acchiappamiti siamo persone precise e vogliamo fare tutto a norma di Legge e la prudenza non è mai troppa, per questo è qui anche il Sergente della Guardia di Finanza Marino Mangialafoglia, salve!”
“Salve a lei, mi sono palesato in questo interessante esperimento con la funzione di facente soprintendente per accertarmi che vengano regolarmente battuti i relativi scontrini fiscali quando l’erogatore di proiettili espelle una munizione.”
“E come ci riuscirà?”
“Sarà mia premura chiedere personalmente al proiettile l’esibizione del documento fiscale, una volta che questo è fuoriuscito dalla canna.”
“Ottimo, fa sempre comodo avere una persona precisa come lei, come penso sarà preciso il Capo dei Vigili locali; Brizzio Fandimino, un buongiorno”
“Buongiorno! Io e la mia squadra abbiamo posizionato due controllori elettronici della velocità sul tragitto in cui dovrebbe percorrere la pallottola, rilevando non solo la sua velocità, anche la sua targa affinché venga spedita al suo domicilio la connessa contravvenzione”
“Cavolo! non vi sembra di esagerare?”
“Tutt’altro, siamo anche qui per monitorare l’apposito spazio delimitato dalle striscie blu in cui dovrebbe cadere il bossolo e che questo si premuri di pagare i costi temporali relativi”
“Come volete, siamo qui per far le cose fatte bene, abbiamo un mito da sfatare! Vogliamo che sia testimone con noi anche il Consigliere Regionale del Partito dei Cinque Carciofi; Ludovico Mansiolin,”
“Si salve, buongiorno, ciao!, sono felice di essere qui per parlare con voi a nome di questo bellissimo paese che è L’Italia! quale pubblicità migliore per far conoscere la nostra terra! Venite in Italia che si sta benissimo!, abbiamo le spiagge, abbiamo le montagne, abbiamo l’uva, abbiamo le pesche, abbiamo le angurie, abbiamo le albicocche!”
“Grazie, il suo intervento è stato prezioso Consigliere, ora è il momento di fare portare l’arma!”
Il gruppetto si divide, arriva una camionetta blindata guidata da una persona con il giubbetto antiproiettile, due militari del Corpo Scelto del Battaglione Sesto Salame Appeso di Ghisa aprono lo sportello posteriore dove è alloggiato una cassa di acciaio massiccio, dotata di due maniglie. Viene trasportata lentamente sopra un carrello, mentre il Carabiniere tenta di allontanare un folla inesistente, il gesto però all’uomo piace e continua a farlo durante tutto il trasporto. Il carrello viene spinto delicatamente sopra un tavolo di adamantio circondato a un vetro antiproiettile. Il forziere viene aperto e all’interno c’è un recipiente blindato più piccolo, con dentro una cassetta di piombo più piccola e infine un cofanetto di Mithrill minuscolo. Ogni contenitore ha una serratura a doppia mandata che fa crick e crok quando viene aperta.
Il cofanetto rivela un’alcova di spugna dove è alloggiata una pistola.
“Signori non credo ai miei occhi è incredibile!” esclama il presentatore
L’arma viene messa in mano al Finanziere che la esamina con i guanti bianchi, poi la prende il Consigliere che la tasta con cura, poi il Vigile e infine la impugna con sicurezza il Carabiniere, dove in un primo piano d’effetto la descrive:”Questa è una Beretta M34di 9×17 mm conosciuto anche come 9 corto o .380ACP, tiro utile 30-50m a caricatore a scatola rimuovibile da 7 colpi prodotta dal 1932 sino al 1980″
“Fantastico non ne vedevo una da quando è passato il luna park dalle mie parti!” Il presentatore è entusiasta e vuole andare fino in fondo:”Siamo pronti?”
Nel frattempo arriva una pattuglia di polizia che delimita la zona disabitata con delle strisce di plastica colorata, segnalando gli spostamenti via radio ai colleghi, giù al bar.
Il presentatore prende in mano l’arma mentre i testimoni sgranano gli occhi consci del pericolo, quindi si allontana di trenta chilometri a bordo di una copia della Papa Mobile e raggiunge una pianura talmente noiosa che non cresce neanche l’erba.
Via radio il presentatore ascolta i suoi consulenti dell’arma.
“Mi raccomando non la punti in faccia” – raccomanda il Carabiniere
“Sia certo che sia presente il numero seriale” – puntualizza il Finanziere
“Allacci le cinture” – consiglia il Vigile,
“Faccia vedere che è una pistola Italiana” – puntualizza il Consigliere.
L’arma viene alzata con due mani e puntata nel vuoto perché non ci sono bersagli; la norma non lo prevede. Il presentatore fa forza sul grilletto e non succede nulla.
Passa un’ora di ricerca dove l’equipe di esperti cerca di capire l’origine difetto, poi un cameraman precisa che alla pistola sarebbe opportuno levare la sicura e tutti riprendono le loro posizioni di sicurezza.
Momenti di silenzio e di tensione, la folla inesistente viene allontanata dall’instancabile lavoro di Guarullo mentre il Consigliere ha già scritto una quarantina di Twit e sta elaborando lo sloga per le prossime elezioni.
Il presentatore con guanti, tuta, casco, mutande antiproiettile inclina il suo dito sul grilletto, questa volta più morbido, e preme:

BAM!

Il team esulta di gioia e il presentatore è eccitato:”Come avete potuto vedere con i vostri occhi, le pistole sparano veramente e il mito è stato sfatato! Non pensate sia una cosa bellissima?”
C’è uno scambio di strette di mano e di:”Mi congratulo con lei, io non avrei fatto di meglio!” i Militari raggiungono il luogo della deflagrazione e vedendo che il proiettile è andato a conficcarsi in una quercia secolare, l’unica del posto tra l’altro, infilano le manette al presentatore.
La telecamera viene spenta dopo l’inquadratura del Vigile che aiuta l’albero a compilare la constatazione amichevole.
La puntata finisce con il presentatore che viene condannato con l’ergastolo per tentato omicidio preterintenzionale di vetusta forma di vita vegetale.
Termina cosi la prima e ultima puntata di Acchiappamito.

Pocket Mine 2

Molti utenti leggendo la descrizione di questo gioco sullo store di Android o Apple, penseranno:”Ecco il solito giochino gratis dove, per continuare a giocare, devi pagare” e invece…avete proprio ragione Pocket Mine 2 è il tipico gioco “gratis” che potete scaricare per i vostri tablet. Niente di più e niente di meno.
Allora quale è la particolarità di questo titolo per venire menzionato nelle pagine di questo blog?
Il fatto che per giocarlo non serva un grande impegno mentale.
Semplice e allo stesso tempo ipnotico Pocket Mine 2 riesce a far passare il tempo con abilità e senza cervellotiche sessioni di lavoro. E’ un passatempo ideale se siete seduti nel Trono di Spade del vostro bagno e può essere usato come sostitutivo a qualsiasi sonnifero, se giocato a letto.
Lo scopo del gioco è superare una serie di livelli divisi in difficoltà, dove l’impegno è raggiungere una certa profondità, picchiettando con il dito, la terra suddivisa in blocchi quadrati che vengono disintegrati dal piccone del protagonista e possono essere, oltre che di terra, anche di carbone, rame, oro, argento e quant’altro. Per rendere più emozionante lo scavo, alcuni blocchi possono contenere bonus e esplosivi per facilitare la discesa verso l’ignoto e creare piacevoli e pirotecniche detonazioni a catena.
Ogni blocco rimosso è un punto in meno alla resistenza della picca che inizialmente è molto fragile. Ottenendo soldi da materiali e nel progredire dei livelli, il piccone può essere irrobustito da opportuni upgrade che renderanno lo scavo efficiente, con la possibilità di raggiungere profondità più elevate.
Non serve nessuna strategia per lo scavo, il gioco genere casualmente i blocchi che incontrerete durante la perforazione e mano a mano che progredite con i livelli di gioco e i livelli del giocatore (diventati un must in questo genere di titoli) acquisirete un numero sempre maggiore di oggetti e power up. In più se condividete la vostra esperienza con gli amici nel solito social network, potrete inviare i vostri oggetti anche a quella lontana Zia dell’Inghilterra piena di soldi, nella speranza che nel suo testamento, si ricordi di voi.
Il brutto però arriva nel momento esatto in cui si scopre che, ogni volta che avviate una avventura, consumerà una porzione di energia che una volta esaurita vi impedirà qualsiasi altro intervento. Per ricaricare le energie o aspettate del tempo andando a giocare un altro titolo “gratis” precedentemente esaurito con le tempistiche simili, oppure tirate fuori la carta di credito e la strisciate.
Esiste un modo migliore e più economico per ottenere energia, però ho paura di scriverlo in questo blog per timore di una rappresaglia da parte delle lobby dei giochi “gratis”. Quindi eviterò di svelarvi che è possibile ottenere tutti i punti energia mandando avanti il clock del tablet.
Costi collaterali a parte, Pocket Mine 2 è un giochino che consiglio di provare e, se possibile, spenderci il meno possibile se siete in grado di contenere il demone del “gioco gratis”. E’ chiaro che molti obiettivi possono essere raggiunti anche senza strisciare il rettangolino di plastica, ovviamente richiede più tempo e dedizione. Con questo non voglio sminuire il lavoro di programmatori o/e ideatori o/e produttori che tirano a campare dietro a un loro titolo che, alla fine, distribuiscono gratuitamente.  Voglio solo sottolineare che preferisco spendere una cifra per un gioco completo, piuttosto che pagare un affitto per giocarne uno “gratis”.
Comunque è solo una mia opinione.