il Robot Chappie.

chappie

Con questa azione arrivo alla sesta stagione, del serial: “Vado al cinema perchè dal trailer sembra bello” questa volta è il turno del nuovo film di Neil Blomkamp, convertito in italiano con un altro titolo inglese:”Humandroid”. Suona molto sinistro e fantascientifico, anche se di fantascientifico ha veramente poco. Questa sarà una “quasi” recensione con spoliers però non vi preoccupate, non saranno questi a rovinarvi la visione del film, se avete intenzione di andarlo a vedere.

In un futuro che può essere tranquillamente contemporaneo, nella città di Johannesburg sono messi veramente male con la criminalità; le persone non possono andare a prendere un caffè che vengono rapinati e, una volta entrati nel bar, il prezzo del caffè è una rapina. Le scuole non sono sicure, gli asili neanche però perchè ci sono dei bambini pestiferi, mia per altro. Le banche sono un continuo bersaglio da parte dei rapinatori, le armi e la droga sono diffuse in quantità spaventosa e c’è ancora qualcuno che da la colpa ai videogiochi. Per migliorare questo panorama idilliaco, il comando di polizia adotta una squadra di robot, chiamati Scout, programmati come soldati per sparare, arrestare i criminali e proteggere i cittadini. Il tasso di criminalità si abbassa di qualche punto percentuale nel giro di qualche mese, anche grazie alla rimozione di tutte le copie di GTA9.
Dietro la diffusione dei robot c’è la Tetravaal, azienda corteggiata dalla borsa e con all’attivo un migliaio di personale fancazzista. L’ingegnere e ideatore degli Scout: Deon WIlson è talmente soddisfatto dei robot che ha progettato che sta ideando, per conto proprio, una intelligenza artificiale superiore in grado di rendere senzienti le macchine.
La realizzazione di questo miracolo viene mostrata in una sequenza, dove il programmatore sudaticcio si divincola tra algoritmi complessi, impreca contro caratteri in ascii sparpagliati sullo schermo e passa tutta la notte in una serrata lotta greco romana con la tastiera. Spunta il sole il mattino e Deon ha finalmente l’algoritmo della coscienza quindi lo trasferisce su una chiavetta da 2 giga, senza avere il tempo di brevettarla e prendere quindi i diritti su tutte le coscienze del mondo.
Dopo un diverbio sui diritti dei Robot con la Ceo della Tetravaal Michelle Bradley (interpretata dal’ex nemico degli Alien; Sigourney Weaver), Deon preleva uno Scout danneggiato, lo carica nel camion e parte verso casa. Nel tragitto viene intercettato da due criminali che lo rapiscono e lo portano incosciente nel loro covo segreto.

Non serve neanche truccarli, sono perfetti cosi nel ruolo di Gangstar

La coppia di criminali (interpretata dai rapper Africani: Die Antwoord di cui, casualmente, hanno qualche loro pezzo nella sountrack) trova nel camion la carcassa dello Scout e minacciano Deon di accenderlo per farsi aiutare a commettere crimini e a “tirare su la grana” che serve loro per pagare un debito con un altro gangstar, più tamarro di loro. Classico problema per chi lavora nel ramo delle rapine. L’ingegnere dice loro che questo Scout, una volta acceso, sarà completamente diverso e sarà dotato di una coscienza. Con una pistola puntata sulla tempia Deon assembla l’automa e gli trasferisce la coscienza, non un software che la simula, attenzione, qui stiamo parlando di una coscienza vera, roba tipo la Genesi. Una volta acceso lo Scout, da un occhiata in giro e, impaurito dalle persone, si nasconde sotto il tavolo.
parla!

“E’ come un bambino appena nato; bisogna insegnargli tutto, anche a parlare” – commenta Deon. Troppo facile dotarlo della parola al primo avvio, dai è più bello cosi; il robot potrà avere il piacere di imparare qualcosa di nuovo e lo spettatore il pregio di rompersi i coglioni. Una gioia immotivata scaturisce dai presenti quando l’automa inizia a parlare per la prima volta e si comportano come se vedessero il loro figlio pronunciare le prime parole. Come può ispirare tenerezza un robot corazzato di titanio, con due LCD al posto degli occhi e un aspetto decisamente bellico?

Questo è un robot carino e affettuoso.

I successivi minuti di pellicola donano quell’imbarazzo che non dovrebbe essere presenza in certe pellicole, specialmente quelle fantascientifiche. Dopo avergli dato un nome del cazzo:”Chappie” la coppia di Gangsta custodisce il robot come se un figlio e lo educano per comportarsi da criminale, crescendolo in una atmosfera violenta e rendendolo un’automa dalle movenze e dal linguaggio da criminale di strada; bella fratello sei troppo cazzuto, dammi un cinque senza spaccarmi la mano.
La notte prima di addormentarsi, però al robot gli viene raccontate la favola della Pecorella Nera.

Non pensate sia veramente carino! oh che tenerezza!

Un robot Scout impegnato a sedare una rivolta per l’aumento del prezzo del gratta e vinci.

Nel frattempo Vincent Moore, capo ingegnere di un progetto di protezione, in concorrenza con gli Scout, che però implementa l’utilizzo del Moose; Robot ingombranti e chiaramente vetusti, viene a conoscenza del piano di Deon e dell’inconveniente con la coppia di criminali e in un momento di distrazione preleva da Chappie la chiave di accesso per la rete degli Scout.
Purtroppo per lui nessun corpo di polizia vuole finanziare la sua creatura, con il rischio di un probabile licenziamento, progetta di sabotare i robot concorrenti per dare una possibilità al suo Moose. Lavora nello stesso ufficio di Deon e in fin dei conti sarebbe come se negli uffici della Apple lavorasse l’ingegnere che progetta il mangiadischi assieme all’ingegnere degli Ipod e che non vede l’ora di levarlo di mezzo, per diffondere nel mondo la musica a testina con fruscio.
Comunque Vincent riesce a entrare nel sistema degli Scout infettandoli con un malware e spegnendoli in sincronia. Non appena i poliziotti meccanici si disattivano, il panico scende nelle città e ha inizio la sagra della mitraglietta; urla e sparatorie in città che i poliziotti non riescono a contenere. La situazione precipita quando una telecamera riprende Chappie che compie una rapina su un vagonetto blindato. Per far riprendere credito alla Tetravaal, Michelle da l’ordine a Vincent di sterminare l’automa trasmettendo al pubblico un discutibile esempio di alta strategia manageriale.

Minchia oh spacco di brutto!

Bella raga, potere binario!

Vincent che somiglia molto a Wolverine anche perchè è interpretato dallo stesso attore, si siede sulla plancia di comando e attiva il Moose con una cloche, nonostante il sistema è gestito interamente con comandi celebrali. L’enorme e inutile robot raggiunge l’ubicazione del covo segreto degli Antwoord, che sembra che conoscano tutti, e inizia a sparare a cazzo. Terminato l’effetto sorpresa il Moose inizia a avere qualche problema con i bersagli; dei perfetti stronzi a torso nudo dotati di una mira di merda, pensate l’affidabilità di questa macchina.
Nel frattempo Deon viene ferito colpito da una pallottola e dopo aver fatto esplodere il Moose, Chappie lo porta via guidando la camionetta senza spiegare quando e come ha imparato a guidare. Arrivati negli uffici della Tetravaal l’automa prende a pugni e calci Vincent che, senza il suo fattore di guarigione, collassa a terra dolorante. Quindi entra nei magazzini di dominio pubblico e il suo creatore ferito sul lettino e gli trasferisce la sua coscienza su un altro Scout, prima che il suo corpo muoia.
“Non potevi portarmi in ospedale?” – domanda l’ingegnere nella sua forma da robot.
“Non ci avevo pensato” – Risponde Chappie grattandosi il mento di titanio.
Prima della scritta Fine la trama subisce un epilogo inaspettato che comunque non è meglio delle stronzate incluse nella storia. E io che pensavo di vedere un omaggio a questo classico:
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Chappie o Humandroid, chiamatelo come volete, è una commedia mascherato da sci-fi adatto al quel genere di pubblico che gli basta qualche parolaccia per divertirsi. Lo spettatore rimarrà smarrito durante il corso della proiezione senza trovare un centro stabile in cui rimane in equilibrio questo traballante esempio di indecisione cinematografica.

Voto: 

Le Favole 2.0

Una favola classica, di quelle che iniziano ancora con:”C’era una volta…” può funzionare in questo pazzo e tecnofilo mondo civilizzato di oggi?
Sicuramente andrebbe rivista e aggiornata con alcuni particolari che la avvicinano alle nuove generazioni, non più ingenue come quelle per cui sono state originariamente scritte le favole. Gli epiloghi sarebbero bizzarri e il finale imprevedibile.

Prendendo una favola a caso, immaginiamo un entusiasta e moderno Peter Pan che entra in casa della famiglia Darling nell’anno del signore 2015.

Vola dentro passando dalla finestra per cercare la sua ombra e senza essere visto plana nella camera dei ragazzi che non si accorgono minimamente della sua presenza; Gianni e Michele cercano di vedere qualche zinna su Omegle, visto che i genitori sono andati a giocare con i videopoker giù al bar, mentre Wendy, la figlia più grande, chatta con le amiche di ragazzi e mette le sue foto del suo cane su Facebook, commentandole con tanti ♥♥♥♥ e tante faccine buffe.
Peter, con i pugni sui fianchi, si presenta con un saluto entusiasta:”Heilà! Salve sono peter pan!”
Wendy che in quel momento aspettava di essere taggata si gira vedendo il ragazzo vestito di verde lievitare assieme a Campanellino e mette mano immediatamente al cellulare, fotografando il fenomeno.
“Wow che figata! chissà quanti Like mi daranno per questa foto!” e non fa in tempo a dirlo che l’immagine viene caricata sul portale.
“Sono qui perché cerco la mia ombra!” – Esclama il ragazzo eterno.
“Hai cercato su Google?” – risponde svogliatamente Michele.
“L’ho venduta su Ebay, però non sono riuscita a spedirla perché usciva sempre via dalla scatola” – Confessa Gianni.
“Perbacco! Dai, non importa! Andiamo assieme all’isola che non c’è che ci divertiremo un sacco!” – Strepita Pan.
“Si ma in questa Isola, c’è Internet?” – domanda Gianni.
“No, però non si va a scuola!” – ribatte Peter.
“Cazzomene, io a scuola gioco a candy crush sul cellulare” – Dice il più giovani dei due alzando una mano.
“Ci sono fiumi, laghi, foreste e tanti altri bambini con cui divertirsi e socializzare!” – La descrizione di Peter non sembra scalfire l’animo annoiato dei ragazzi.
“Possiamo fare i campionati a Fifa sulla Playstation?” – Domanda Michele.
“Mi spiace non abbiamo la corrente e non ci sono televisori o altro..”
“Si ma che posto di merda!” – Esclamano all’unisono Gianni e Michele.
“Allora voi due state a casa, tu Wendy vuoi venire con me?”
“E come ci andiamo?” – La ragazza sembra interessata.
Peter estrae un sacchetto dalla tasca e ne spiega il contenuto:”Questa è una polvere magica che è in grado di farti volare…”
Wendy estrae un sacchetto dal comodino tenuto nascosto con un espediente rudimentale però efficace, dove all’interno c’è una sostanza verde molliccia:”Anche io ho della roba buona, proviamola assieme!”
Peter si guarda in giro scoraggiato e prova l’ultima carta per persuadere i bambini a seguirlo:”Non vi interessa rimanere bambini in eterno? Divertirsi e giocare per l’eternità?”
“Bravo lui, cosi non cresciamo e ci perdiamo il sesso, bella cazzata che hai detto.”
Scende un breve silenzio in cui Peter e campanellino ne approfittano per scappare dalla finestra, e allontanarsi da quel mondo in cui gli adulti, in fin dei conti, sono più bambini dei bambini.

Fine.

 

Notizia del Giorno.

Brutta esperienza per Antonio Raramazzo un forgiatore di armature di Asti che ieri pomeriggio, assieme alla sua moglie ha voluto provare l’esperienza di mangiare in un ristorante cinese. L’uomo, dopo aver consumato alcuni pasti per lui del tutto nuovi e senza aver compreso pienamente il menù scritto con indecifrabili ideogrammi, ha accusato alcuni dolori al petto e si è accasciato a terra urlando qualcosa in un idioma incomprensibile, che si suppone sia Giapponese.
Dopo alcuni minuti di dolori lancinanti, davanti a degli esterrefatti testimoni impegnati a mangiare gamberetti e spaghetti di riso, il Signor Raramazzo si è trasformato in Ultraman.
Il panico scaturito è stato incontenibile con un fuggi fuggi generale della clientela che tentava di raggiungere l’uscita di sicurezza, mentre l’intero locale iniziava a crollare viste le dimensioni crescenti dell’uomo.
Una volta raggiunta la spaventosa altezza di quaranta metri, Raramazzo diventato Ultraman ha compiuto alcune capriole in volo demolendo due palazzi in Via Tiziano Ferro 3 ed è saltato sopra alcune case popolari di Piazza Casablanca, riducendole in polvere.
gameretto vs ultrraman
Con due potenti falcate ha poi raggiunto le alture ingaggiando un combattimento con un enorme gamberetto cotto al vapore, dopo averlo sconfitto con un pugno nello sterno, solamente in tarda serata, si è seduto sopra il Monte Galletto per prendere fiato. Le autorità avevano volontà di arrestarlo e condurlo al centro penitenziario più vicino, però non sono state trovate delle manette adeguate alla misura di Ultraman, cosi si è deciso di confinarlo nell’entroterra, in attesa di una decisione del giudice.
L’uomo in una intervista ha esclamato:”今後だけピザ!, mentre la moglie non vede l’ora di passare la notte in intimità con il suo nuovo marito dalle forme ingigantite.

Questa esperienza ci insegna che bisogna sempre essere prudenti verso il cibo che non conosciamo e che è sempre meglio informarsi preventivamente su quello che andremo a mettere sotto i denti.

Gli Acchiappamiti.

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Sigla iniziale dove vengono esplosi mortaretti da persone che si divertono un mondo a far saltare in aria cassonetti, auto e manichini di Ciao Ciao, quindi appare il titolo della trasmissione: Gli Acchiappamiti
Il presentatore compare dopo che la telecamera ha fatto un giro sulle montagne russe:”Salve e benvenuti in questa nuova puntata di Acchiappamiti! Oggi cercheremo di sfatare un mito che molti di voi hanno richiesto mandandoci centimigliaia di email! Vediamolo in questo filmato”
Parte un film dove un uomo impugna un’arma che carica velocemente e fa fuoco contro un nano che imbraccia un Kalashnikov più grosso di lui, un fiotto di sangue finto esce dal petto del piccolo uomo e cade a terra senza farsi male.
“In questa scena cosa c’è di vero e cosa di finto? finalmente conosceremo tutta la verità che nascondono le armi da fuoco!. Con noi abbiamo il Colonnello dei Carabinieri Alfonso Guarullo, salve”
Arriva un uomo alto due metri con la divisa perfettamente in ordine “Buongiorno a lei”
“Alfonso come potrà aiutarci in questa impresa?”
“Dunque, sono qui in veste di supervisore per monitorare la situazione affinché la balistica innescata non arrechi danno a cose e persone”
“Certo, noi di Acchiappamiti siamo persone precise e vogliamo fare tutto a norma di Legge e la prudenza non è mai troppa, per questo è qui anche il Sergente della Guardia di Finanza Marino Mangialafoglia, salve!”
“Salve a lei, mi sono palesato in questo interessante esperimento con la funzione di facente soprintendente per accertarmi che vengano regolarmente battuti i relativi scontrini fiscali quando l’erogatore di proiettili espelle una munizione.”
“E come ci riuscirà?”
“Sarà mia premura chiedere personalmente al proiettile l’esibizione del documento fiscale, una volta che questo è fuoriuscito dalla canna.”
“Ottimo, fa sempre comodo avere una persona precisa come lei, come penso sarà preciso il Capo dei Vigili locali; Brizzio Fandimino, un buongiorno”
“Buongiorno! Io e la mia squadra abbiamo posizionato due controllori elettronici della velocità sul tragitto in cui dovrebbe percorrere la pallottola, rilevando non solo la sua velocità, anche la sua targa affinché venga spedita al suo domicilio la connessa contravvenzione”
“Cavolo! non vi sembra di esagerare?”
“Tutt’altro, siamo anche qui per monitorare l’apposito spazio delimitato dalle striscie blu in cui dovrebbe cadere il bossolo e che questo si premuri di pagare i costi temporali relativi”
“Come volete, siamo qui per far le cose fatte bene, abbiamo un mito da sfatare! Vogliamo che sia testimone con noi anche il Consigliere Regionale del Partito dei Cinque Carciofi; Ludovico Mansiolin,”
“Si salve, buongiorno, ciao!, sono felice di essere qui per parlare con voi a nome di questo bellissimo paese che è L’Italia! quale pubblicità migliore per far conoscere la nostra terra! Venite in Italia che si sta benissimo!, abbiamo le spiagge, abbiamo le montagne, abbiamo l’uva, abbiamo le pesche, abbiamo le angurie, abbiamo le albicocche!”
“Grazie, il suo intervento è stato prezioso Consigliere, ora è il momento di fare portare l’arma!”
Il gruppetto si divide, arriva una camionetta blindata guidata da una persona con il giubbetto antiproiettile, due militari del Corpo Scelto del Battaglione Sesto Salame Appeso di Ghisa aprono lo sportello posteriore dove è alloggiato una cassa di acciaio massiccio, dotata di due maniglie. Viene trasportata lentamente sopra un carrello, mentre il Carabiniere tenta di allontanare un folla inesistente, il gesto però all’uomo piace e continua a farlo durante tutto il trasporto. Il carrello viene spinto delicatamente sopra un tavolo di adamantio circondato a un vetro antiproiettile. Il forziere viene aperto e all’interno c’è un recipiente blindato più piccolo, con dentro una cassetta di piombo più piccola e infine un cofanetto di Mithrill minuscolo. Ogni contenitore ha una serratura a doppia mandata che fa crick e crok quando viene aperta.
Il cofanetto rivela un’alcova di spugna dove è alloggiata una pistola.
“Signori non credo ai miei occhi è incredibile!” esclama il presentatore
L’arma viene messa in mano al Finanziere che la esamina con i guanti bianchi, poi la prende il Consigliere che la tasta con cura, poi il Vigile e infine la impugna con sicurezza il Carabiniere, dove in un primo piano d’effetto la descrive:”Questa è una Beretta M34di 9×17 mm conosciuto anche come 9 corto o .380ACP, tiro utile 30-50m a caricatore a scatola rimuovibile da 7 colpi prodotta dal 1932 sino al 1980″
“Fantastico non ne vedevo una da quando è passato il luna park dalle mie parti!” Il presentatore è entusiasta e vuole andare fino in fondo:”Siamo pronti?”
Nel frattempo arriva una pattuglia di polizia che delimita la zona disabitata con delle strisce di plastica colorata, segnalando gli spostamenti via radio ai colleghi, giù al bar.
Il presentatore prende in mano l’arma mentre i testimoni sgranano gli occhi consci del pericolo, quindi si allontana di trenta chilometri a bordo di una copia della Papa Mobile e raggiunge una pianura talmente noiosa che non cresce neanche l’erba.
Via radio il presentatore ascolta i suoi consulenti dell’arma.
“Mi raccomando non la punti in faccia” – raccomanda il Carabiniere
“Sia certo che sia presente il numero seriale” – puntualizza il Finanziere
“Allacci le cinture” – consiglia il Vigile,
“Faccia vedere che è una pistola Italiana” – puntualizza il Consigliere.
L’arma viene alzata con due mani e puntata nel vuoto perché non ci sono bersagli; la norma non lo prevede. Il presentatore fa forza sul grilletto e non succede nulla.
Passa un’ora di ricerca dove l’equipe di esperti cerca di capire l’origine difetto, poi un cameraman precisa che alla pistola sarebbe opportuno levare la sicura e tutti riprendono le loro posizioni di sicurezza.
Momenti di silenzio e di tensione, la folla inesistente viene allontanata dall’instancabile lavoro di Guarullo mentre il Consigliere ha già scritto una quarantina di Twit e sta elaborando lo sloga per le prossime elezioni.
Il presentatore con guanti, tuta, casco, mutande antiproiettile inclina il suo dito sul grilletto, questa volta più morbido, e preme:

BAM!

Il team esulta di gioia e il presentatore è eccitato:”Come avete potuto vedere con i vostri occhi, le pistole sparano veramente e il mito è stato sfatato! Non pensate sia una cosa bellissima?”
C’è uno scambio di strette di mano e di:”Mi congratulo con lei, io non avrei fatto di meglio!” i Militari raggiungono il luogo della deflagrazione e vedendo che il proiettile è andato a conficcarsi in una quercia secolare, l’unica del posto tra l’altro, infilano le manette al presentatore.
La telecamera viene spenta dopo l’inquadratura del Vigile che aiuta l’albero a compilare la constatazione amichevole.
La puntata finisce con il presentatore che viene condannato con l’ergastolo per tentato omicidio preterintenzionale di vetusta forma di vita vegetale.
Termina cosi la prima e ultima puntata di Acchiappamito.

Pocket Mine 2

Molti utenti leggendo la descrizione di questo gioco sullo store di Android o Apple, penseranno:”Ecco il solito giochino gratis dove, per continuare a giocare, devi pagare” e invece…avete proprio ragione Pocket Mine 2 è il tipico gioco “gratis” che potete scaricare per i vostri tablet. Niente di più e niente di meno.
Allora quale è la particolarità di questo titolo per venire menzionato nelle pagine di questo blog?
Il fatto che per giocarlo non serva un grande impegno mentale.
Semplice e allo stesso tempo ipnotico Pocket Mine 2 riesce a far passare il tempo con abilità e senza cervellotiche sessioni di lavoro. E’ un passatempo ideale se siete seduti nel Trono di Spade del vostro bagno e può essere usato come sostitutivo a qualsiasi sonnifero, se giocato a letto.
Lo scopo del gioco è superare una serie di livelli divisi in difficoltà, dove l’impegno è raggiungere una certa profondità, picchiettando con il dito, la terra suddivisa in blocchi quadrati che vengono disintegrati dal piccone del protagonista e possono essere, oltre che di terra, anche di carbone, rame, oro, argento e quant’altro. Per rendere più emozionante lo scavo, alcuni blocchi possono contenere bonus e esplosivi per facilitare la discesa verso l’ignoto e creare piacevoli e pirotecniche detonazioni a catena.
Ogni blocco rimosso è un punto in meno alla resistenza della picca che inizialmente è molto fragile. Ottenendo soldi da materiali e nel progredire dei livelli, il piccone può essere irrobustito da opportuni upgrade che renderanno lo scavo efficiente, con la possibilità di raggiungere profondità più elevate.
Non serve nessuna strategia per lo scavo, il gioco genere casualmente i blocchi che incontrerete durante la perforazione e mano a mano che progredite con i livelli di gioco e i livelli del giocatore (diventati un must in questo genere di titoli) acquisirete un numero sempre maggiore di oggetti e power up. In più se condividete la vostra esperienza con gli amici nel solito social network, potrete inviare i vostri oggetti anche a quella lontana Zia dell’Inghilterra piena di soldi, nella speranza che nel suo testamento, si ricordi di voi.
Il brutto però arriva nel momento esatto in cui si scopre che, ogni volta che avviate una avventura, consumerà una porzione di energia che una volta esaurita vi impedirà qualsiasi altro intervento. Per ricaricare le energie o aspettate del tempo andando a giocare un altro titolo “gratis” precedentemente esaurito con le tempistiche simili, oppure tirate fuori la carta di credito e la strisciate.
Esiste un modo migliore e più economico per ottenere energia, però ho paura di scriverlo in questo blog per timore di una rappresaglia da parte delle lobby dei giochi “gratis”. Quindi eviterò di svelarvi che è possibile ottenere tutti i punti energia mandando avanti il clock del tablet.
Costi collaterali a parte, Pocket Mine 2 è un giochino che consiglio di provare e, se possibile, spenderci il meno possibile se siete in grado di contenere il demone del “gioco gratis”. E’ chiaro che molti obiettivi possono essere raggiunti anche senza strisciare il rettangolino di plastica, ovviamente richiede più tempo e dedizione. Con questo non voglio sminuire il lavoro di programmatori o/e ideatori o/e produttori che tirano a campare dietro a un loro titolo che, alla fine, distribuiscono gratuitamente.  Voglio solo sottolineare che preferisco spendere una cifra per un gioco completo, piuttosto che pagare un affitto per giocarne uno “gratis”.
Comunque è solo una mia opinione.

Il Cagotto del Sabato Sera.

cagotto

Malfio è un ragazzo timido però se gli chiedi un favore lui fa in quattro per aiutarti ed è grazie a questo altruismo se oggi i suoi amici lo aiutano a conoscere una ragazza a spiaggia. Di statura minuta, con il viso tenero e aggraziato, dopo un piacevole pomeriggio, questa si rivela disponibile per uscire con lui quel sabato sera..
Inizialmente sorpreso Melfio accetta l’invito esibendo un sorriso idiota e immaginandosi di portarla in qualche posto romantico dove si possa vedere il sorgere della luna, scambiarsi con lei qualche bacio e, magari, scopare.
Malfio non è mai stato molto abile con le ragazze e si crede sfortunato però più delle volte si tira addosso le disgrazie, anche se, non se ne rende conto.
Per la serata si trasforma in un impeccabile damerino; I capelli schierati in formazione, le sopracciglia addestrate e indossa un elegante abito dal colore sobrio. Peccato solo per quel leggero mal di pancia, avuto dopo che ha consumato a spiaggia 3 (tre) Cornetti.
Arriva l’ora X e Malfio vola nel luogo dell’appuntamento a bordo di una fuoriserie spettacolare color notte. Non sono molto esperto in auto e non sono in grado di riconoscere il modello o la marca, però è molto appariscente. La piccola ragazza arriva qualche minuto dopo e vedendolo sull’auto domanda con spiazzante innocenza “E’ Tua?”.
“No l’ho rubata a un tizio con un pugno, lo trascinato fuori dall’abitacolo, poi gli sono passato sopra due volte per assicurarmi che fosse morto. Scusa per il sangue sui pneumatici, due sgommate e lo gratto via” – Avrebbe risposto Malfio se la domanda era di un suo amico.
Alla ragazza risponde con sincerità: “No è di mio padre, me l’ha prestata solo per stasera perché poi la rivuole; deve andare a donne in Spagna”. Anche troppa sincerità.
Dopo aver scelto in comune accordo la destinazione, l’auto si accende con discrezione e trasporta la coppia con un’andatura raffinata e signorile. Trovano parcheggio in centro quindi l’autista apre la portiera a lei con un gesto di galanteria dimenticato dall’umanità.
Mentre passeggiano tranquillamente Malfio intrattiene la ragazza con battute sagaci, opinioni condivisibili e qualche barzelletta mediocre. Giunti di fronte a:“La Leggendaria Gelateria del Borgo Feudale Antico Gotico Medioevale” il novello dongiovanni istruisce sul passato di quel luogo:”Sai, questa è la più antica gelateria del posto, Napoleone è passato di qui nel 1796″ e invita la ragazza a entrare.
Sulle pareti del locale c’è una foto di Napoleone con in mano un enorme cono gelato mentre è in groppa sul cavallo bianco; una testimonianza del suo passaggio. Dietro a un bancone con diverse vaschette ricolme variopinte creme, un’anziana che avrà l’età di Napoleone, distribuisce e riempie coni e coppette.
La ragazza ordina un minuscolo cono al cioccolato e Malfio, goloso oltre misura e pensando di mostrarsi seducente, compra una coppetta da cento euro. La commessa, per riempire la coppa, usa una pala che plasma sfere di gelato grosse come palle di cannone, quando Malfio esce fuori viene accolto da una folla festante e nel cielo partono i fuochi d’artificio. La passeggiata continua mentre i due consumano il gelato, lui tenta un approccio più intimo condito di frasi tenere, impugnando a due mani l’enorme e sgocciolante coppa gelato.
Arrivati all’altezza di Via Farina 00 (che nel lontano 1941 ha avuto un’inondazione segnalata dal cartello con tanto di linea del limite raggiunto delle acque) Malfio inizia a percepire una forza oscura scaturire dal suo basso ventre. Non gli da molta importanza e la cataloga come una bolla di ingombrante aria intestinale, dopo qualche passo e qualche stentato tentativo di corteggiamento, la sua pancia però comincia a notificargli dei messaggi di errore, mandandogli in crash lo stomaco.
“Ti senti bene?” – gli chiede la ragazza vedendolo improvvisamente taciturno.
“Si si, tranquilla, ce la faccio” – risponde Malfio con la faccia scarlatta e le narici spalancate per fare uscire quanta più aria possibile.
Dopo l’inutile dissimulazione della sua salute, il playboy mancato si piega in due colto da potenti fitte di dolore, dentro di lui si sta scatenando la fine del mondo.
Con il ventre in pericolo Malfio entra di istinto nel:”Bar Zona Cesarini” dove la maggior parte della clientela è intenta a guardare l’amichevole: Rovotella vs Ambracellate, secondo tempo 1:0. Goal di Roccaviglione.
“ScusI! Dov’E’ il BagNo?” – chiede il sudaticcio ragazzo poggiandosi al balcone, come fosse l’ultimo appiglio per non cadere dentro l’abisso.
“In fondo a destra” – Risponde il barista senza levare gli occhi dalla partita.
La ragazza ordina un caffè mentre guarda turbata il suo compagno sparire dietro un corridoio.
Un anfratto di piastrelle e tristezza delimita i muri del bagno, Malfio trova un Water illuminato da una debole luce, dentro scorre un zampillo di acqua marrone. Pezzi di carta igienica sparsi ovunque e il pulsante dello sciacquone penzolante. Nei muri alcuni numeri telefonici scarabocchiati con il rossetto e una scritta:”Si prega di lasciare il bagno pulito”. L’irresistibile urgenza che lo anima supera qualsiasi senso dell’igiene e una volta seduto, lo sfintere lavora con operosità.
Passa il tempo e la ragazza è al terzo caffè e la partita è finita 5 a 1. Trasmettono i movioloni dei Goal quando Malfio esce fuori dal bagno con la faccia di uno che è appena sopravvissuto a un regolamenti di conti mafioso. Una volta usciti la ragazza chiede di tornare a casa, aggiungendo una banale motivazione, tipo che un suo parente sta per morire. Malfio è dispiaciuto però non si da per vinto, il viaggio di ritorno potrebbe dargli un’ultima occasione per migliorare quella imbarazzante circostanza.
I due raggiungono le fuoriserie. Il motore si accende, la luna è salita su nel cielo; è il momento adatto per creare un’atmosfera romantica, purtroppo Malfio ha poca esperienza in campo. Accende l’autoradio su un pezzo storico dei:I Cavalieri del Re- “La Maga Chappy” e abbassa la capotte per fare colpo su di lei. Sulla ragazza, non sulla maga Chappy.
L’auto parte gentilmente e esce dal centro abitato, raggiunge un rettilineo dove in strada non c’è nessuno, solo loro due, la luna e la Maga Chappy. In quel preciso momento lo stomaco di Malfio viene attaccato nuovamente dallo spirito del gelato. Il piede del ragazzo preme sull’acceleratore mosso dall’istinto di sopravvivenza. Il rettilineo termina con una serie di curve che il bolide percorre il più velocemente possibile, disegnando nell’asfalto pennellate di pneumatico. Mentre il vento sfreccia tra i loro capelli, la giovane comincia a perdere quel debole interesse che ha per il ragazzo e quella tenue simpatia si tramuta in panico.
Nel frattempo dallo stomaco continuano ad arrivare gli S.O.S. L’ultima curva sembra non finire mani mentre i cavalli del motore centrifugano i passeggeri come capi delicati nel cestello della lavatrice. Il viaggio ha termine davanti alla casa della ragazza prima che lei possa dire dire:”Non potresti andare più p…” un’inchiodata scaraventa i suoi polmoni dentro la sua bocca, bloccandogli la voce.
In circostanze diverse Malfio avrebbe provato a rubare un bacio alla ragazza, quando però si gira per salutarla lei non c’è più e vede il portone di casa sua sbattere violentemente.
Un ultimo pestone all’acceleratore e Malfio raggiunge il rassicurante bagno di casa sua per partorire , con atroci dolori, il demonio, mentre le ultime note della Maga Chappy si diffondono da dentro l’auto in cui ha dimenticato l’autoradio acceso per la fretta.

 

Fine.

Le cronache del D20: Quel birichino di Morlog.

cronache del d20

Personaggi Giocanti:
Lady Guratris – Chierica
Morgan – Ladro (io)
Zanster – Mago
Adokaz – Guerriero.
Belster – Druido

Antefatto:
L’atmosfera è gravida di aspettativa e il vento del cambiamento accarezza le nostre natiche. A inizio serata Adokaz entra nella stanza stringendo orgoglioso un cubo di plastica, i suoi occhi luccicano di soddisfazione mentre, con delicatezza, apre il minuscolo involucro trasparente.
“Sono i miei Dadi!” – Esclama distribuendoli sul palmo come pietre preziose:”Vedrete che risultati incredibili!” e li posa sul tavolo lanciandone qualcuno a caso col sorriso di un bambino che gioca con le macchinine.
Fine Antefatto.

L’azione eroica che abbiamo compiuto passa di bocca in bocca dei cittadini di Arabel e raggiunge le orecchie dell’Alto Mago della torre alta dei maghi, posizionata in un posto alto, alle spalle di un alto edificio e sigillata con una porta alta.
Il nostro gruppo viene convocato da questa autorità che manifesta molta preoccupazione verso la setta che abbiamo scoperto e racconta la storia di Morlog e dei Cultisti:
“Morlog era un mago come noi che, dopo che ha trovato la sua ragazza in compagnia di tre persone di colore, ha iniziato a studiare la negromanzia in segreto (da non confondere con la Necrofilia), perché’ nella nostra scuola è proibito. Lo abbiamo scoperto il giorno in cui ha evocato una ventina di zombie per sincronizzarli in un balletto per la sagra di primavera. Per punizione lo abbiamo esiliato da Arabel e dalla scuola, però non è bastato perchè smettesse di praticarla.”
“Grazie alle vostra testimonianza ora sappiamo che vuole vendicarsi del nostro gesto, mandandoci contro tutto il suo sapere nella Magia nera, per eliminare noi e forse l’intera cittadina.
Molto lontano sappiamo che sono presenti delle Miniere dei Nani Grigi dove sembra sia custodito:”Lo Specchio di Adir” un oggetto che sta usando Morlog per amplificare i suoi poteri” dopo una alta pausa, l’Alto Mago, neanche poi cosi Alto di statura, prosegue:”Nelle vicinanze delle Miniere vive un mago con la sua splendida figlia, saranno in grado di aiutarvi a raggiungerle.”
“Visto che dobbiamo viaggiare per giorni, non è che ci impresti un carro?” – Domanda Adokaz impaurito dal tragitto.
“Io farò di più!”- Aggiunge l’altissimo alzando in alto le braccia – “Posso teleportarvi direttamente!”
“Non sarebbe meglio il carro?” – domanda Belster – “Teleportarsi non è pericoloso?”
“Si” – ammette il mago -“C’è una probabilità che l’incantesimo fallisce, ma è remotissima!”
“Ho i miei dadi nuovi” – aggiunge Adokaz – “Non temo nulla”
“Ci sarà una probabilità dello 0,02% di fallimento” – dice Zanster informato da un articolo su Focus.
“Come ulteriore aiuto posso darvi una spilla in grado di resuscitare uno di voi” – termina l’Alto Mago.
Rincuorati dalle parole raggiungiamo l’Alta stanza in cui l’Alto Mago vuole teleportarci, non prima di esserci preparati comprando provviste, pozioni, corde, rampini e qualche cartolina. Pronti per il viaggio ci posizioniamo sopra un pavimento scarabocchiato di rune a forma di cippe di cazzo e ordiniamo all’Alto Mago:”Energia Scotty!”. L’Altissimo, con una smorfia interrogativa, esegue l’alto incantesimo sventolando in alto le braccia.
Durante la trasmigrazione il Master annuncia un check sul dado in base alla costituzione dei nostri personaggi.
A Zanster riesce.
Morgan riesce agilmente.
Lady Guratris riesce di una virgola.
Belster se la cava alla grande.
Adokaz scaglia i dadi nuovi che rotolano in maniera spettacolare e si fermano su un esagerato 99,9999999%
Tutto il gruppo si ritrova a destinazione tranne Adokaz che viene teleportato in un posto a caso della mappa. “Domani riporto indietro i dadi” – Annuncia mostrando lo scontrino dell’acquisto.
Nel frattempo si ritrova a osservare due goblin che gli stanno saccheggiando la refurtiva, incluse le armi quindi prova a sconfiggerli a schiaffi e pugni. Purtroppo i Goblin oltre a usare la sua spada sono più fortunati di lui con i dadi e, nel giro di un turno, lo ammazzano canticchiando una canzoncina scurrile però incomprensibile.
Il resto del gruppo, preoccupato per la perdita dell’unica classe sacrificale in battaglia, si mette alla sua sua ricerca battendo al pettine le vicinanze. Solamente quando giunge il tramonto troviamo il cadavere della povera bestiola.
“Possiamo usare la spilla per resuscitarlo” – Consiglia Guratris.
“Pare brutto sprecarla in questo modo” – Aggiungo guardando con diniego l’Amico Guerriero.
“In realtà c’è la figlia del Mago che è una alchemica e sarebbe in grado di fare una pozione della resurrezione” – ci comunica il Master
Adokaz, nonostante sia morto, domanda:”La figlia almeno è figa?” più interessato alla fanciulla che al destino del tuo personaggio
“E’ di una bellezza unica” – rincara il Master – “Ed è anche brava nel suo lavoro, però per creare questa pozione servono delle erbe che sono presenti in zone ostili e impervie”
“L’alga mefitica del rospo” lo raccogliamo dopo aver raggiunto il fondo in una pozzanghera di melma.
“L’erbetta Simpaticina del Tramonto” la prendiamo da un orco dentro una caverna, dopo che gli abbiamo offerto un pranzo in buon agriturismo.
Il Fungo Spugnogne” lo estraiamo dalla schiena di un pescatore obeso, spiaggiato.
Raccolti gli ingredienti e pestati in una pozione dall’odore sgradevole, la versiamo sul cadavere di Adokaz facendolo tornare in vita.
“Aspetta fai un tiro percentuale per vedere se riesci a resuscitare, devi fare sotto 91%” – Notifica il Master sadico e precisino.
Adokaz tira i suoi nuovi dadi e fa 90%, i dadi si stanno tarando.
Riuniti e rifocillati troviamo un’arma giocattolo da dare al Guerriero appena riesumato e ci lasciamo condurre alla destinazione.
Entriamo nel posto con la solita discrezione che ci contraddistingue, urlando:”Dove sei, Demone di merda!?”.
L’accoglienza non è delle migliori e il Dungeon è particolarmente articolato, ci orientiamo disegnando il percorso su un foglio a quadretti con una penna intrisa del sangue del nemico. Lunghi corridoi e cunicoli separano delle stanze ricolme di pericoli, rischiamo la pellaccia e più di una volta riposiamo sul ciottolato per riprendere le forze. Analizziamo tutte le metrature con certosina pazienza alla ricerca di preziosi e armi, se solo il Master lo concedesse, analizzeremo sotto ogni piastrella. Siccome i nemici abbondano e continuano a uscire in numero infinito, scendiamo non appena troviamo il passaggio che porta al piano in basso.
Scendiamo quindi nelle Miniere dei Nani Grigi.
Interamente scavata nella roccia, alcuni binari percorrono in lungo e in largo le interiora della caverna; una volta doveva essere stata ricca di oro, adesso è divenuta luogo di pellegrinaggio per maniaci del brivido.
Appena voltiamo l’angolo veniamo assaliti da un nemico mai visto prima; l’Armatura Vivente. Un involucro vuoto di metallo che, una volta colpito è in grado di stordire l’assalitore con un suono assordante. Sconfiggiamo il Gong Vivente suonando sulla sua corazza :”Fra Martino Campanaro”.
Poi troviamo una porta chiusa con una chiave che, in precedenza abbiamo preso dal cadavere di un nemico, la apriamo rivelando un profondo baratro verso il nulla. Analizzo il posto e scopro una leva che, una volta tirata, fa salire una piattaforma larga appena per due persone.
Scendiamo io e Adokaz mentre una amabile musichina ci intrattiene durante la discesa.
Al piano inferiore incontriamo il fantasma di una donna che, seduto composto dietro una scrivania, ci cazzabubbola sul nostro futuro, sul nostro passato, introducendoci uno degli indovinelli inclusi dall’avventura. Difficile descrivere tutto quello che succede in questa stanza abitata da fantasmi, trappole e dal mobilio sinistro. Alcune prove testano la nostra pazienza fino al suo limite, dandoci del filo da torcere.
Scopri di qui, scatta la trappola di la, arriviamo alla prova finalissima che precede l’epilogo della storia; dentro un enorme specchio compare il Demone chiamato Adir e svela che Morlog è innocente, totalmente estraneo al Culto dei Negromanti. Siamo stati raggirati ma è tardi per chiamare un avvocato. Prima di tornare nello specchio Adir ci concede di uscire da quel luogo indenni, risolvendo un ultimo enigma. Sopra una scrivania troviamo questi oggetti: Un vassoio, un bicchiere, un teschio, una scopa, un paio di pantofole.
“Raccogliete un solo oggetto per proseguire!” – Annuncia il Demone prima di sparire in modo teatrale.
Raccogliamo le idee e condividiamo i nostri ragionamenti senza capire la logica dietro questo indovinello, cosi prendiamo un oggetto a caso e scendiamo nell’unica uscita.
Adir torna nuovamente al piano inferiore:”Pazzi! Avete scelto la morte!” e compare un ragno enorme dal cipiglio incazzato. Prima però serve un chiarimento sull’enigma:”L’oggetto giusto è La scopa, perché tutti gli altri oggetti possono contenere qualcosa. Tipo il teschio contiene il cervello, il bicchiere l’acqua, il vassoio la minestra, le pantofole i piedi” – Chiarisce il Master.
“Però la scopa può contenere gli Acari” – Il mio ragionamento non viene ritenuto valido.
Nello scontro percuotiamo il ragno come meglio possiamo, usando le nostre abilità nel migliore dei modi e posizionandoci tatticamente nei posti che riteniamo idonei. L’aracnide blocca due di noi sputandoci della ragnatela e si accanisce contro Adokaz che, dopo un iniziale sbilanciamento, riesce a tenergli testa.
Feriti ci raduniamo attorno al nemico e con una sequenza di tiri azzeccati pestiamo in stile Arancia Meccanica l’enorme bestia, fino a renderla bidimensionale.
Sporchi di marmellata di aracnide ci ritroviamo all’esterno in mezzo a una radura, il Dungeon era una illusione dello specchio e Morlog un’espediente per allontanarci da Arabel.
Scopriremo maggiori particolari nella prossima avventura, anche siamo più interessati a scoprire maggior dettagli sull’affascinante figlia del mago.
In particolare, sulla misura del suo seno.

 

Continua…