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Titanic: The Final Kraken Edition

 

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In prossima uscita (il 45 Ottombre) una nuova versione del capolavoro spaccabotteghini di James Cameron, riproposto in tutta la sua titanica bellezza che va oltre la terza dimensione per raggiungere la risoluzione del 13K in Stikazzi Dolby Che Bomba Digital Surround , arricchito con ben 43 Blue Ray contenuti all’interno di una scatola enorme, a forma di Titanic, da collocare rigorosamente in un posto barca, obbligatoriamente richiesto per possedere questo cofanetto. Grazie alle meravigliose tecniche compiuterinarie, la pellicola è stata migliorata e riproposta in un nuovo montaggio digeribile al pubblico moderno, già saturo della versione originale del film che avrà visto molte volte, spesso addormentandosi nelle scene più lente.
Cameron ha voluto ridimensionare la storia e riscriverla su consiglio di un suo vecchio amico; Antonio il Macellaio della Quinta Evenue, suo amico sino dalle elementari. Pensate che è lo stesso che gli ha suggerito di aggiungere, quando mancavano le idee, i Piraña nel film Piraña Paura.
Per celebrare l’uscita di questa: Final Kraken Edition, elencherò in anteprima mondiale, tutte le scene che hanno avuto un restyling grafico contemporaneo :

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Primi momenti del film, un sottomarino inquadra quello che sono i resti del relitto e si può vedere dei pezzi di una bambola, quello che rimane di uno strizza angurie e una confezione logora di Windows 9. Ecco perchè non è mai uscito sul mercato.


 

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Quando Jack vede per la prima volta Rose sul Titanic è momento che al regista è sembrato eccessivamente serio in fase di montaggio. Per questo è stato aggiunto un secchio blu, sulla testa della Winsley; per denaturare quella atmosfera gravida di catastrofe imminente, che poi circola indisturbata per il resto del film.


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La stessa motivazione è stata decisiva per l’inserimento delle due bestiole nello sfondo in questa scena. Oltre a testimoniare che assieme ai passeggeri sul Titanic erano presenti degli animali (non solo topi), ricorda allo spettatore quanto il sesso sia importante per l’evoluzione umana che è arrivata fino a oggi per leggere queste righe di arrogante strafottenza, verso un’opera di fantasia che lucra su una catastrofe realmente avvenuta.


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Per rompere la drammaticità di una scena chiave del finale (l’allarme Spoiler non lo aggiungo, perché penso che ognuno di voi sappia la fine grama che fa il Titanic). Il costruttore Thomas Andrews è consapevole della gravità del danno sulla sua nave e passa gli ultimi momenti della sua vita assieme a un giocattolo amato molto nella sua infanzia e che lo ha motivato a fare l’armatore: Il Mio Mini Pony Rosa, modello: “Andiamo a fare un giro in barchetta a vedere i pesci”. Lacrime amare per un infanzia che non torna più, come un boomerang lanciato male.


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Jack e Rose vagano in tutto il Titanic per trovare un momento di intimità e alla fine dove entrano? Dentro una macchina nell’hangar che tanto comoda non deve essere stata, visto i modelli rudimentali dell’epoca. Per rimediare a questa scelta discutibile sono stati aggiungi nuovi personaggi per trasformare questo sdolcinato momento in un’orgia di mani e piedi, parzialmente occultata dal vapore e dai giochi di luce.


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La coppia non è molto vista bene da alcuni elementi a bordo del transatlantico e per questo un T800 viene mandato indietro nel tempo alla ricerca di Rose, colpevole di partorire nel futuro l’uomo che inventerà il linguaggio Pascal, odiato da più di un miliardo di studenti. Il Terminator è stato aggiunto per rendere le scene di azione maggiormente imprevedibili, cambiando l’epilogo con la distruzione dell’iceberg che, nella storia originale, colpisce il Titanic. Il T800 viene distrutto, mentre insegue la coppia nei corridoi della nave, schiacciato da un uomo armato di oboe.


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Scena del ballo; i novelli innamorati se la ballano e ridono come nella festa di fine scuola in un film adolescenziale, durante un passaggio vorticoso della danza, rose fa scattare una voragine temporale che scatena un passaggio per una dimensione di un piano cosmico e dopo un vortice di nubi mistico, i due si ritrovano a ballare nel punto esatto in cui erano precedentemente. Questo testimonia che le leggi del cosmo possono essere indecifrabili e di come Hollywood riesca a trovare qualsiasi espediente per infilare computer grafica a secchiate.


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Nella confusione per evacuare tutto il personale del Titanic, c’è un momento in cui Jack viene spintonato violentemente e picchiato da alcuni energumeni colpevole di essersi trombato quella che sembra, l’unica donna sulla nave. Per difendersi il ragazzo raccoglie i pugni, assume un ghigno di sforzo e diventa un Super Sayan dalla forza superiore ai 90000 GigoWatt. Con un pugno si libera dei suoi aggressori, prende Rose in braccio e si tuffa nelle acque gelide del mare, circondato da un alone giallo canarino. Per sua sfortuna non ha ancora imparato a volare come Superman dopo mille mila puntate televisive in Smallville.


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La gara di sputi proposta nel film originale era troppo stupida per essere riproposta, per questo è stata modificata in una gara di chi fa la bolla di Big Babol più grande.  Rose vince riuscendo a gonfiare una palla di cincigomma dal diametro di trenta milioni di chilometri. Quando si dice esagerare con la computer grafica.


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I due ragazzi si divertono nei corridoi della prua grazie al simpatico Pagliaccio Ghiacciolino che con la sua simpatia si mette a gonfiare palloncini dalla forma allungata e quasi fallica. La simpatia coinvolge la coppia e dopo una grassa risata allontanano il pagliaccio, con alcune pedate nel culo.


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Un’altra scena importante del film ha subito un restyling, benché il seno della Winsley sia delizioso e proporzionato, per gli standard moderni risulta oggi troppo piccolo e gli Studios degli effetti speciali hanno provveduto a renderlo più grande e, per sicurezza, aggiungerne un terzo casomai al pubblico non gli bastasse la nona taglia.
Lo dice anche lo scioglilingua:”Tre tette entrarono in trento, trotterellando”


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Il Titanic trasportava alcune opere di valore e molte di queste si sono perse per sempre nelle profondità degli abissi. Peccato che molti quadri che venivano mostrati nella pellicola originale al pubblico sono sconosciuti. Ecco quindi che sono stati sostituiti in opere maggiormente riconoscibili come: L’Urlo di Chen, La Madonna di Letterman, La Pizza di Leonardo e Il Soldato di Strada, del pittore Olandese Vincent Van Damme. Pennellate che hanno fatto la storia delle aste televisive notturne.


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A causa della anomalia temporale provocata dal T800, l’iceberg che avrebbe colpito il Titanic è stato sciolto da una deflagrazione Comunque il destino ingiusto (e beffardo) della nave lo affonda ugualmente ghermito dai tentacoli enormi di un Kraken che con un caloroso abbraccio lo trascina giù nei flutti. La buona notizia è che molti superstiti non vengono mangiati dagli squali, ma fagocitati da una creatura mitologica, creduta estinta.  Una morte decisamente più alla moda. Jack invece affogherà esattamente come prima, immergendosi nelle profondità dell’oceano, mentre la musica Disneyana:”In fondo al mar” suonerà al posto della solita Celine Dion. Sostituita perché ha fracassato i tesori di famiglia a fin troppa gente.

Titanic: Final Kraken Edition ha un prezzo consigliato di 2 miliardi di Euro, però dopo qualche mese sarà incluso gratuitamente in alcune riviste popolari che non parlano di cinema. Vi consigliamo caldamente di comprarlo al day-one.
Grazie.

 

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Tutti i volti del Terminator.

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Una volta ho letto su una rivista, che mi pare sia stata:”Cose di Casa” che il primo pensiero istintivo e latente dell’uomo, quando incontra uno sconosciuto, è quello di fuggire. Un impulso naturale per la sopravvivenza non ancora bene sopraffatto dalle comodità della vita moderna, come lo sbucchia mela a rotella.

Sbuccia mela a rotella, il primo passo di Skynet per conquistare il mondo.

Sbuccia mela a rotella, il primo passo di Skynet per conquistare il mondo.

Chissà se è proprio lo stesso stimolo che muovere gli spettatori al cinema; appena vedono una pellicola dal nome anonimo è probabile che stiano a casa, rannicchiati e tremolanti dentro la vasca da bagno, timorosi di vedere qualcosa di inedito. Questo spiega perché escono tanti seguiti e prequel; lo spettatore affezionato a un determinato brand, trova più facile sedersi sulla poltronetta del cinema senza rischiare di incontrare l’oblio.
E’ inevitabile però che alcuni personaggi riproposti ancor a ancora, sbiadiscano in versioni differenti e si allontanino dall’idea iniziale.
Terminator è uno di questi. Se ricordate bene il film numero 1, prima ancora che di diventare un brand, possiede un DNA a doppia elica del fantascientifico e dell’horror. Senza indugiare sulla trama del primo episodio, sappiate solo che non c’è un lieto fine e lo svolgimento è drammatico; la salvezza di Sarah Connor era una lotta spietata che lascia una scia di cadaveri e morte.
Un giorno però Swarzenegger non si trova bene nel ruolo di cattivo; rivedendosi non si è proprio piaciuto e metti mai che un giorno dovesse andare in politica, che figura ci fa a interpretare un robot che ammazza civili e poliziotti?.
Da questo cambiamento, azzeccato o meno decidete voi, Terminator inizia a deragliare dalla sua origine angosciosa e cruenta per diventare una sci-fi covo di mille effetti speciali e ringraziamo pure James Cameron se sono iniziati a scorrere fiumi di metallo liquido. Dopo la parentesi di Salvation che ho gradito per il coraggio di mostrare qualcosa di nuovo del solito robot dalla mascella di acciaio che prende a schiaffi una marionetta di argento, compare nei multisala il quinto episodio del Terminatore con un swarzy post-politico e una rivoluzione della trama originale che detona le fondamenta dei primi due episodi.
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Terminator Genysis è il film su viaggi spazio-temporali con il numero maggiore di paradossi disponibile per i vostri occhi ed è l’ennesimo passo in avanti che porta il brand ancora più distante dalla sua genesi, tagliandolo con un colpo lama d’acciaio fuso dal suo passato. Oltre che ricolmo di effetti speciali il film è pieno di un fastidioso buonismo che risulta intollerabile specialmente nell’atmosfera apocalittica rivolta verso Skynet a cui viene dato un volto e la volontà precisa di incasinare lo spazio-tempo per salvare la sua creazione, nata dopo l’ennesimo paradosso temporale in cui non bastano quintali di pastiglie contro il mal di testa per dargli una collocazione accettabile.
Risvolti e alcuni dettagli vengono svelati ma solo menzionati per dare voce agli interrogativi del pubblico che silenziosamente si chiede. Menomazioni della trama che nella programmazione futura verranno sparpagliate nell’inevitabile seguito (teorizzato) e nell’inevitabile serie televisiva (annunciata), in cui Genysis sembra già esserne parte.
Il mio solo rammarico è che, nonostante si sia voluto svecchiare Terminator, la storia gira sempre sui soliti personaggi e nei soliti contesti; c’è un T800 vecchio ma non obsoleto, un T1000 a cui continuano a sparare pallottole di cui è immune e qualche ibrido di metallo liquido e metallo rigido, che si cambia a piacimento come i Doodle di Google. Tra i protagonisti una inedita Sarah Connor con un volto da bambina di Emilia Clarke, consapevole di far parte di un gioco temporale, con nodi, attorcigliamenti, incongruenze, controsensi e viaggi nel tempo più facili da eseguire che pilotando una DeLorean.
Il tempo e le nuove tendenze hanno ridimensionato il mondo di Terminator e la figura di Skynet, il mondo controllato delle macchine non è più un incubo, perchè noi stessi ne siamo dipendenti e involontariamente ne siamo diventati schiavi. Un’esplosione atomica globale è esagerata,  per fare fuori l’umanità basta far cadere i server di Facebook per creare panico e disperazione. E quando un incubo non funziona più, bisogna trovarne uno nuovo e Terminator Genysis ne ha pronto uno dei più terribili; il sorriso robotico di Swarzenegger:TerminatorGenisys-770x385
Sfido io a dormire dopo aver visto una cosa simile.
Fortunatamente i primi due episodi (quelli che preferisco) esistono ancora e si possono rivedere quando si vuole, i paradossi temporali non ce li hanno ancora portati via.

conosco il kung fu, l'ho imparato su Google

Mia nonna, con un cacciavite, sapeva fare di meglio.

Questa storia è una allegoria, ovviamente, e l’ho sentita e letta in diversi adattamenti.
Uno è questa (trovata sul portale dei luoghi comuni: FaceBook):
“Un Ingegnere viene chiamato per aggiustare un Pc molto complesso del costo di 12 milioni di €. Seduto di fronte allo schermo,preme un paio di tasti, asserisce con la testa, mormora qualcosa a se stesso e spegne il Pc, estrae un piccolo cacciavite dalla tasca e dà un giro e mezzo a una minuscola vite. A questo punto accende il Pc e verifica che funziona perfettamente. Il Presidente dell’azienda,felicissimo,si offre di pagare il conto immediatamente.”Quanto le devo?” – chiede.
“Sono 1000 euro” – risponde l’Ingegnere.
“1000 euro?! 1000 euro per stringere una semplicissima vite? mì rendo conto che il computer vale 12 milioni di €, 1000€ è una cifra esagerata! pagherò solamente se manderà una fattura che giustifichi questa cifra!”
L’Ingegnere acconsente e se ne va.
Il mattino dopo il Presidente riceve la fattura, la legge e la paga senza lamentele; la fattura diceva:
SERVIZI EFFETTUATI:
-avvitamento vite 1€
-sapere quale vite avvitare 999€ e una vita di studi.”

In una versione, invece dell’ingegnere, il protagonista era un meccanico che con un colpo di martello ben assestato, aggiustava il motore di una Mercedes costosissima, facendosi poi pagare una cifra enorme. Cambiano i soggetti, gli oggetti e l’ambientazione comunque il concetto di fondo è lo stesso.
Conoscere il proprio lavoro non sempre viene riconosciuto come si dovrebbe perché stiamo attraversando un’epoca in cui la gente si auto-promuove competente solo perché ha digitato l’argomento su qualche motore di ricerca, ha clikkato sui primi due/tre risultati (molte volte si accontenta del primo di Aranzulla) e si letta i passaggi più importanti del testo, magari quelli più comprensibili per lui o quelli colmi di immagini.

 

Conosco il kung fu, l’ho imparato su Google!

In questo scenario in cui si pensa di sapere meglio di chi sa qualcosa in più degli altri è molto difficile farsi ascoltare e ancora più difficile farsi riconoscere. L’identità del professionista è messa continuamente in discussione e le sue competenze possono venire fraintese, contestate da critiche che arrivano da persone che non hanno minimamente chiaro l’argomento. Non mi riferisco a nessun campo in particolare; ogni professione necessita di studio e di esperienza, anche il mestiere che più sembrare più facile. Una lettura veloce a un testo scritto da un appassionato non può sostituire nessuna esperienza in campo, importante quanto (se non di più) all’istruzione. E’ anche vero che chiunque può fare delle domande, pertinenti o meno, per conoscere la natura della spesa che dovremo affrontare, però è anche vero che non possiamo nasconderci dietro uno schermo di onniscenza, privo di qualsiasi responsabilità.

Anche se è una storia inventata per (ri)valutare la professionalità in ambito lavorativo, purtroppo nella vita reale la competenza è svalutata da un mercato spietato che non vuole creare protagonisti, ma anonimi operai e la conclusione dell’allegoria dell’Ingegnere, se influenzata dal pessimismo in circolazione, può essere brutale:
“1000 euro?! 1000 euro per stringere una semplicissima vite? mi rendo conto che il computer vale 12 milioni di €, 1000€ è una cifra esagerata!, facciamo che te ne do 100 e non mi fai la fattura.
Arrivederci.”

Ne approfitto augurando un buon lavoro a tutti.

 

 

Le Bolle del Re.

bolla1Non è stata molto simpatica l’uscita della King, software house del gioco che sto andando a analizzare, il giorno in cui ha scatenato polemiche a non finire cercando di lucrare le royalty delle parole “Saga”, (andandosi a scontrare con i creatori di un altro gioco:”The Banner Saga”) e “Candy”. Non so come è andata a finire la vicenda, fatto sta che a quanto pare le saghe continuino, mentre le caramelle sembrano essere finite e lo dimostra questo titolo, disponibile su Meladipositivi e Androidispositivi.
In breve questo Bubble Witch 2 Saga è un clone molto vicino a Puzzle Bobble. Che se non lo conoscete, o siete nati dopo gli anni 90, oppure siete semplicemente distratti. In ogni caso è meglio fare un breve riassunto:
Puzzle-Bobble-Free
Utilizzando una catapulta si sparano delle bolle colorate, che una volta lanciate contro una fila o un gruppo di bolle dello stesso colore, esplodono cadendo nel fondo dello schermo, liberando l’area di gioco e aumentando il punteggio. Una volta liberato lo schermo da tutte le bolle, il livello si conclude per iniziarne uno nuovo, leggermente più difficile.
Bubble Witch 2 Saga è identico come dinamica ma cambia tantissimo nello svolgimento. La sua anima di Arcade viene completamente dilaniata da una modalità pesantemente condizionata dagli acquisti in-App. Il numero dei livelli è impressionante, visto che vengono aggiunti a discrezione della King. A ogni tentativo per progredire nell’infinito sentiero della strega lancia bolle serve un cuoricino che, una volta esaurito, bisogna aspettare per rigenerarlo, pregare di farceli donare da un amico mandandogli un invito a ore in cui lui dorme, oppure trascrivere il numerino in rilievo della carta di credito, nel relativo store. Per completare un livello, non basta la semplice bravura; le bolle a disposizioni sono limitate e il random dei colori molte volte è un vero bastardo, dandoci in sequenza lo stesso colore, troppe volte inutili per liberare un folto numero di bolle. Sembra che, anche quando la partita sembra genuina, un algoritmo stronzo piloti la giocabilità in qualcosa di artificioso, specialmente nei livelli più avanzati del gioco, facendoci sprecare molti cuoricini in sequenze inutili di colori.
Un vero peccato visto che Bubble Witch 2 graficamente è colorato e appagante, con musiche dalle sonorità pacate e per nulla fastidiose. I comandi sono efficaci e fluidi, ottimizzati talmente bene che riescono a superare in qualità la conversione in HD di Puzzle Bobble HD su Tablet.
Insomma, una buona tecnica al servizio del vile denaro.
Sta diventando un’abitudine su questo tipo di dispositivi, purtroppo.


Alcune Recensioni degli utenti:

Utente 1:
Bubble witch 2 saga Bello,ma dopo l’ ultimo aggiornamento non si apre più: (
Utente 2:

Dov’è il gatto nero??????? -_________________- mi potete risolvere il problema o lo disistallo
Utente 3:
Fantasticbubble Questo gioco è eccezionale, solo che mi arrabbio quando nn passo il livello.
Utente 4:
Questo gioco lo controllati voi, mi spiace ma credo che rinunciò , perché non mi lasciate vincere ? Ho visto che e tutto finto !
Utente 5:
Mi é piaciuto perchè ogni volta che superi un livello scopri delle fantastiche edperienze
Utente 6:
Sto gioco e troppo facile anche una persona stupida c’è la fa così glie do cinque stelle

La Tv di Oggi: Rimozione Forzata.

Che in America siano organizzati diversamente degli Italiani è normale, ogni nazione ha le sue regole, sapere però che le rimozioni forzate siano eseguite dai privati e non dalla “milizia” è qualcosa che mi ha decisamente spiazzato.
In termini pratici vuol dire che il Comune di competenza delega a una impresa, con dipendenti e mezzi, l’ingrato compito di rimuovere i mezzi in contravvenzione o sostati dove non dovrebbero per rimorchiarli sino al loro deposito e farli riscattare successivamente dal proprietario dell’autoveicolo. In dettaglio e traducendo alcune pagine di wikipedia:
“Negli USA, molti Stati hanno leggi che regolano le circostanze in cui una macchina può essere trainata. Alcune di queste leggi sono progettati per evitare che il “traino predatori” per cui un veicolo legalmente parcheggiato viene trainato o un veicolo parcheggiato illegalmente è trainato da un operatore di rimorchio non affiliati con il parcheggio (privato o pubblico), al fine di pagare alte tasse dal proprietario. Anche quando il rimorchio è fermo, se il veicolo è collegato al carro attrezzi la vettura è disattivata fino a quando l’operatore lo rilascia, lo stesso può quindi estorcere denaro il consumatore. Anche quando si effettua il traino legalmente e anche con la richiesta del consumatore per un rimorchio, la società di rimorchio guadagna il possesso fisico del veicolo. Le tasse di traino possono essere inaspettatamente elevate in assenza di regolamentazione. In alcune giurisdizioni, tali leggi possono vietare il traino di veicoli occupati.
Legge della California richiede alla società di rimorchio a rilasciare immediatamente un veicolo se il conducente arriva prima che sia trainata via dalla proprietà privata oppure in transito. L’intento era quello di evitare il rischio di scontri pericolosi e violenti e danni fisici ai proprietari di veicoli e agli operatori di traino impedendo il recupero dei veicoli”
Ora capite bene che, nonostante sia legge, non è per nulla simpatico vedersi portare via la propria auto anche se l’abbiamo lasciata in un divieto di sosta per qualche minuto e non deve essere per nulla digeribile perderla, se non si hanno i soldi per riscattarla. E’ probabile che qualche proprietario si incazzi pur di riavere la propria auto. Quindi potrebbe è probabile aspettarsi scene di isteria davanti a una simile rimozione forzata.
Normative americane a parte, il docu-drama televisivo: Rimozione Forzata (“South Beach Tow”) è l’apoteosi del trash, senza molte scusanti. La messinscena è evidente per come gli operai taglia Extra Large della Tremond riescano sempre a trovare persone stravaganti ogni puntata, laddove gli operatori che filmano ogni singola scena, dalla pseudo-risse agli scambi di BEEP!, non vengono mai coinvolti e pochi dei presenti si accorgono della loro presenza, come se fossero invisibili.
Potrei anche credere che siano vicende ispirate dalla realtà, una realtà deformata in situazioni imbarazzanti e momenti assurdi. Non è raro che intere sequenze siano talmente ricolme del BEEP! sonoro della censura, da sembrare un pezzo di Skrillex. Dietro ogni epilogo e ogni rimozione avvenuto nel pieno della legalità, dopo aver subito provocazioni e insulti, c’è sotto una story line che si snoda in ben quattro stagioni, in grado di stordire lo spettatore con inquadrature traballanti e dialoghi rumorosi che dovrebbero apparire drammatici ma riescono solo a innervosire il dito sul telecomando. Elementi che sollevano in alto la certezza che “South Beach Tow” sia una enorme cazzata.
Se la escalation di assurdità continuerà a crescere, allora mi aspetto la puntata in cui gli operai della Tremont riescono a rimorchiare un Suv, trasportandolo al deposito sopra una spalla, imprecando in una sinfonia di effetti sonori acuti.

La colpa di nascere dopo.


E’ innegabile che la nostra società viva specialmente nel passato e lo dimostri quotidianamente, nel presente, conservando uno sguardo attento e costante su tutto quello che c’è alle nostre spalle.
Tutto ciò che viene ricordato come piacevole prevale in ogni occasione, tanto che uno scrittore non sarà mai bravo come uno scrittore del passato, un artista non suonerà mai bene come un artista del passato e il cibo non sarà mai buono come il cibo del passato. Una critica che tormenta l’umanità, che sembra non essere più in grado di superarsi nel futuro, perché il tempo ci ha rubato una cosa preziosa che tornerà mai più.
Non siamo in grado di confrontarci con il contemporaneo e non siamo bravi a vivere il presente, i nostri esempi inavvicinabili sono icone scritte nei libri di storia, che hanno reso possibile la nostra epoca, eroi immortali senza difetti, dove i lati nascosti vengono opportunamente taciuti dalla gloria delle loro gesta con il rischio di ricordarli come persone normali. Invece a trovare difetti del presente siamo bravissimi e riconosciamo il talento di un artista, la bontà delle opere di un pittore, i libri di uno scrittore, i film di un regista, le poesie di un poeta, quando sono un souvenir del passato, entrando nell’affollato mondo di quelli che non ci sono più ed entrano, silenziosi, nell’enorme parcheggio della memoria. Cosi la storia si ripete con altri nomi, nel suo personalissimo stile che travolge ogni interprete e ogni spettatore.
La nostra colpa è che siamo nati in questo confuso presente che nessuno vuole vedere, dentro una storia già iniziata da qualche millennio. Vergogna a voi e vergogna a me che non abbiamo nulla da dire e se vogliamo farci sentire, dobbiamo urlare sino al giorno un cui l’eco della nostra voce, rimbomberà nelle orecchie delle persone del futuro.
La malinconia è quella forza che ti scaraventa in una epoca che non può essere più riproposta e non può tornare e se per caso qualcuno vuole replicarla, sappia solo che sarà completamente diversa; forse avrà lo stesso profumo, forse lo stesso sapore, però la sua anima rinfrescata apparterrà inesorabilmente al tempo in cui viene generata e assieme a tutte le creature e gli oggetti, sarà trascinata nuovamente giù a valle.
Nonostante le regole del tempo siano conosciute dalle persone, tengono il passato accanto a loro come se fosse un buon amico, qualcuno con cui confidarsi, una spalla dove piangere, delle labbra da baciare ogni tanto. Non è per nulla un amico, il passato è uno stronzo che deforma la nostra visione traballante del mondo, sbiadendolo sino a farlo diventare in bianco e nero, come i documentare dell’Istituto Luce. Ingannatore e bisbiglia nelle nostre orecchie dei consigli che non funzionano nel presente e non potrà mai essere incolpato, perché nella realtà non è mai esistito. Nessuno riesce a vederlo nella sua vera forma o presunta tale; una sagoma sbiadita del tempo attuale che stiamo trasformando in passato, proprio adesso.
Quindi se la nostra società di oggi fa cagare aspettate qualche anno e, se sarete ancora in vita, godetevi la trasformazione gloriosa di una collettività fantastica che non ci sarà più.